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giovedì 25 giugno 2015
Il mio Esame
Il mio esame
2. Ed. Tecnica: Museo e fabbrica Ducati Sistema desmodromico L'uso del casco in moto
2.1. Ed. fisica Equitazione Andature al passo e al trotto
3. CITTADINANZA E COSTITUZIONE Libera e la lotta alle mafie
3.1. BLOG GIOCA LE TUE CARTE INGLESE My school trip
3.2. STORIA La II Guerra Mondiale Sant'Anna di Stazzema
3.2.a. Ed. MUSICALE L'improvvisazione musicale
3.2.b. GEOGRAFIA U.S.A.
3.2.c. ITALIANO La strage di Sant'Anna Letture dal libro ''Io ho visto''
4. Laboratorio “A scuola con un occhio al paesaggio”
4.1. SCIENZE L'occhio
5. Arte e Immagine Laboratorio di ceramica
mercoledì 20 maggio 2015
La gita... 3a puntata: La Ducati
Ciao ragazzi!
Il giorno mercoledì 8
aprile la classe 3 della scuola popolare si è recata in gita in Toscana
la nostra prima tappa è stata Borgo Panigale alla fabbrica della Ducati a
Bologna.
Appena arrivati abbiamo incontrato la guida
che si chiamava Giulia la quale ci ha distribuito degli auricolari per farsi
sentire meglio.
Per prima cosa ci ha portato a visitare il
museo, disposto in sequenza cronologica a partire dal 1926, dove abbiamo scoperto che la Ducati
non ha subito fatto motori ma ha iniziato fabbricando macchine da
scrivere, radio portatili, rasoi. La guida di ha raccontato
che negli anni della seconda guerra mondiale Borgo Pannigale era stato
bombardato per cui la produzione si era interrotta. Dopo la guerra hanno riaperto
la fabbrica che ha iniziato a produrre motori. Uno dei primi esemplari era il
cucciolo che era un motore Ducati montato su una bicicletta.
La seconda moto era la prima moto da corsa
ed era a forma di siluro e il pilota per scendere doveva entrare nei box e
farsi aiutare dai meccanici che lo dovevano prendere in braccio perché non
poteva mette i piedi per terra.
Nel museo ci sono esposte moltissime moto
che nel corso degli anni hanno partecipato alle piú importanti competizioni
vincendo tanto con campioni come Troy Bayliss.
Nel 2003 comincia a correre nella moto GP il campionato piú importante del
mondo.Casey Stoner che riuscì a
vincere il titolo mondiale. Nel 2007 non andò bene la carriera di Valentino
Rossi nella ducati e infatti la sua moto non è stata esposta nel museo.Dopo aver visitato tutto il museo ci hanno portato nella fabbrica e la prima cosa che abbiamo visto era una vetrina dove sono esposti alcuni alberi a camme che sono la caratteristiche del sistema desmodromico della Ducati. Una cosa molto importante è che la Ducati assembla tutte le moto artigianalmente, nel senso che non esiste una catena di assemblaggio ma ogni operaio segue l'assemblaggio del motore e del telaio per intero. Questo perché alla ducati non importa la velocità di produzione ma la qualità. I pezzi piú fragili vengono montati solo alla consegna della moto per evitare danni durante il trasporto.
Ci hanno poi spiegato nel dettaglio come
funziona il sistema desmodromico
"Desmodromico"
deriva dalle parole greche "desmos" = controllata e
"dromos" = corsa.
Già dal nome quindi
si capisce che si tratta di un sistema di distribuzione nel quale il movimento
della valvola è controllato sia durante la fase di apertura che in quella di
chiusura. Proprio in quest'ultima fase si racchiude tutta la differenza con il
“classico” sistema di distribuzione, nel quale infatti le valvole sono
richiamate da delle molle, che hanno dei tempi di reazione che, anche se rapidissimi, non possono essere
ignorati. Il sistema desmodromico dispone di due camme per ogni valvola: una
che si occupa dell'apertura, come in un qualsiasi motore, e un'altra che si
occupa della chiusura (al posto delle molle che in questo caso sono assenti) e
possono essere sia SOHC che DOHC, ovvero
sia monoalbero che bialbero. Il sistema Desmo è spesso usato nei motori che
devono avere prestazioni alte, anzi altissime, proprio perché quando il numero
di giri del motore diventa molto elevato si creano circostanze critiche,
infatti il tempo di reazione delle molle per la chiusura delle valvole limita
la possibilità di cercare di raggiungere regimi sempre più elevati; il rischio consiste nel fatto che il singolo
pistone potrebbe già trovarsi in posizione di punto morto superiore e la molla
non abbia ancora fatto in tempo a richiamare la valvola in posizione di
chiusura, causando l'immediata e gravissima rottura del motore determinata
dallo scontro tra il pistone e una valvola non ancora chiusa. Tutto questo in
un motore Desmo semplicemente non può accadere, ed è proprio per questo che il
Desmo è stato lungamente studiato e approfondito dall'ingegnere della Ducati Fabio
Taglioni, fino a farlo divenire il principale simbolo tecnico della casa di
Borgo Panigale.
Questo non è l'unico
vantaggio di un motore Desmo, infatti nel sistema classico la molla che tiene
chiusa la valvola determina una resistenza nel momento in cui la camma va a
provocare l'apertura della valvola stessa, assorbendo inevitabilmente energia
al motore, che di conseguenza diminuisce
di prestazioni e aumenta i consumi. Il sistema Desmo inoltre genera un valore inferiore d'attrito, che nel
campo della meccanica è una caratteristica mai trascurabile. Chiaramente il
sistema desmodromico essendo sofisticato e complesso presenta come svantaggio
quello di avere alti costi di progettazione e realizzazione: rispetto al
normale sistema di richiamo mediante molle.
Rispetto al normale sistema di richiamo mediante molle, si ha un'imperfetta
chiusura della valvola, data sia dalle dilatazioni termiche che dai giochi di
produzione. Per risolvere o limitare il problema si utilizza una molla, che
solleva il bilanciere inferiore e migliora la chiusura della valvola tuttavia
riducendo, seppur lievemente, i vantaggi del sistema desmodromico. Attualmente
Ducati usa la distribuzione desmodromica in tutta la sua produzione
motoristica, oltre che nei motori da competizione (Superbike, MotoGP), con
eccellenti risultati anche in MotoGp, dove la Desmosedici (4 cilindri a V di
90º, 16 valvole con comando desmodromico) ha dimostrato di essere una delle
moto più potenti del lotto dei concorrenti, portando Casey Stoner alla vittoria
nel campionato mondiale
Gianluca
mercoledì 18 marzo 2015
La storia della ducati
Ciao Raga!
In vista della gita alla
fabbrica della Ducati ho pensato di presentarvi la storia di questa
azienda.
Nel 1926, a Bologna, la
famiglia Ducati ed altri investitori bolognesi fondano la Società
Radio Brevetti Ducati, con l'intento di produrre industrialmente
componenti per la nascente industria delle trasmissioni radio, basati
su brevetti di Adriano Ducati.
Il primo prodotto, il
condensatore Manens per apparecchi radio ottiene un grande successo
in tutto il mondo, permettendo all'azienda di espandersi velocemente.
Il primo giugno 1935 viene
posata la prima pietra dello stabilimento di Borgo Panigale della
Ducati.
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| Azienda Ducati |
Ben presto la Ducati
inizia a svilupparsi all'estero e apre sedi e filiali a Londra,
Parigi, New York, Sidney e Caracas.
La Seconda Guerra Mondiale
risulta fatale per gli stabilimenti di Borgo Panigale che vengono
rasi al suolo nel 1944. Fortunatamente, per tutta la durata della
guerra, i fratelli Ducati studiano e progettano nuovi prodotti da
proporre sui mercati internazionali alla conclusione del conflitto.
Nel settembre 1946, alla
Fiera di Milano, compare il Cucciolo: il piccolo motore ausiliario
per biciclette destinato a diventare il più famoso nel mondo.
Inizialmente era un apparecchio da applicare alla bicicletta, ma ben
presto viene costruito su un telaio brevettato. In breve tempo il
Cucciolo diventa una vera e propria motocicletta. Grazie al successo
del Cucciolo e dei suoi derivati, Ducati diventa un marchio affermato
anche nel settore meccanico e nel 1952 nasce il Cruiser, lo scooter
di 175cc con avviamento elettrico e trasmissione automatica.
L'anno successivo Ducati
presenta una motocicletta 98cc spartana e alla portata di tutti che
verrà presto maggiorata a 125cc.
Nel 1954 arriva in Ducati
l'ingegner Fabio Taglioni, "doctor T" che ha già
realizzato motori dalle caratteristiche tecniche originali e dalle
prestazioni sbalorditive. Alla fine del 1956 nella gamma Ducati
figura una 175cc a 4 tempi per modelli Turismo, Special e Sport
capaci di notevoli prestazioni (110-120-135 km/h).
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| Il Dottor T |
Il 1958
è l'anno del trionfo del sistema Desmodromico che l'ingegner
Taglioni ha ideato. Da questo progetto prende vita, nel 1960, il
famoso Bicilindrico di 250cc, richiesto alla Ducati dal pilota
inglese Mike Hailwood, con il preciso intento di ottenere una
macchina dalle prestazioni "superiori" capace di vincere
sempre.
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| Sistema Desmodromico |
La
crisi del mercato motociclistico italiano segnò per quasi
tutti gli anni ‘60 una notevole flessione nelle vendite, che
interessò anche la Ducati. L'avvento delle autovetture
"utilitarie", prima fra tutte la Fiat 500, fu la causa
principale di questo crollo, senza dimenticare il ritiro dalle
competizioni di alcuni degli storici marchi motociclistici italiani,
tra i quali: Gilera, Moto Guzzi e Mondial, avvenuto nel 1957.
La
Ducati entra in una sorta di "letargo" dal quale si
risveglierà solo nella seconda metà degli anni ‘60.
In
questo periodo vengono privilegiati progetti per i mercati esteri,
che solo più tardi verranno convertiti per il mercato italiano
e mondiale.
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| Scambler |
Nel
1964 si aggiunge alla serie monocilindrici commerciali anche un
modello di 250cc nelle versioni: Diana, Monza Aurea e più
tardi GP, capace di velocità vicine ai 150km/h, prestazioni
davvero eccezionali per il tempo. Da questo modello discendono
direttamente tutti i monocilindrici Ducati fino ai conosciutissimi
"Scrambler" di 250, 350 e 450cc.
A
partire dal 1967 Ducati decide di rivoluzionare i suoi propulsori
introducendo il sistema Desmodromico, fino ad allora utilizzato solo
sulle moto da corsa. Vengono così introdotte due nuove
cilindrate, 350cc e 450cc.
Nelle
competizioni, Ducati, pur non potendo partecipare ufficialmente con
una sua squadra, elabora la Mach 250, in grado di superare il tetto
dei 150km/h, e conquista così il cuore degli sportivi.
Nel
1969 le Case italiane cominciano ad aggiornare modelli e strutture
aziendali. Proprio in quell'anno, Ducati allarga lo stabilimento di
Borgo Panigale, sviluppando nuove aree produttive dove verranno
realizzate, a partire dal 1971, le prime moto Bicilindriche da corsa
e stradali, la 500 GP e la 750 GT
La
fine degli anni Sessanta coincide con il boom delle maximoto ed è
ancora una volta l'ingegner Taglioni a fornire alla Ducati l'arma
vincente. Il 23 aprile 1972 la Ducati torna alle corse partecipando
alla "200 Miglia di Imola" con un'inedita 750 Bicilindrica
Desmodromica. Dalla 750 da competizione verrà tratta
un'eccezionale 750 sportiva, la Super Spor
Nel
1983 la Ducati entra a far parte del Gruppo Cagiva. L'azienda passa,
quindi, nelle mani di due grandi appassionati di moto e di corse che
porteranno la marca alla Superbike. La Ducati amplia i propri
segmenti nel mercato motociclistico, introducendo nuovi modelli e
allargando l'offerta nelle cilindrate più grandi.
Dal
1990, l'impegno di Ducati nel Campionato SBK divenne tale che fu
possibile coronare, dopo solo due anni, il sogno del primo titolo con
la Ducati 851, prima moto Bicilindrica equipaggiata dal motore 4
valvole Desmoquattro. Da lì in poi, iniziò la vorticosa
scalata della Ducati al campionato. In questi anni, infatti, con le
851, 888, 916 e 996, Ducati immagazzina un numero impressionante di
titoli.
Relativamente
alla produzione di moto stradali, Ducati scrive una delle pagine più
belle ed intense della propria storia. Sulla base delle esperienze
maturate nelle competizioni, la 851 e 888 diventano le prime
Superbike stradali a disposizione del grande pubblico di
appassionati. Nel 1993 nasce il Monster, tutt'oggi considerato il più
grande successo commerciale della Casa di Borgo Panigale.
Nel
1999 la Ducati inizia a trasformarsi da un'azienda puramente
metalmeccanica in un'azienda di intrattenimento offrendo
un'esperienza motociclistica completa, incentrata sull'eccellenza
tecnologica delle sue moto, ma che si estende anche alle corse, alla
tradizione, agli accessori e all'abbigliamento.
Nel
2001 l'azienda celebra i 100.000 Monster prodotti dal 1993 e presenta
la Multistrada con una fantastica doppia vittoria ad Assen di Troy
Bayliss che vince il Mondiale Superbike.
Nel
2005 Ducati annuncia il progetto Hypermotard.
Il
2007 sarà soprattutto ricordato come l'anno in cui Ducati ha
conquistato il primo titolo Piloti nel campionato MotoGP, grazie a
Casey Stoner, il 23 settembre sul circuito di Motegi in Giappone.
Subito dopo Ducati si aggiudica anche i titoli Team e Costruttori,
coronando un'annata indimenticabile.
Quale
sarà il futuro della ducati?
Alla
prossima!
Giuanluca
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